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Neal A. Maxwell Institute Of Religious Scholarship

Capitolo 64: L’USO DELLE PAROLE E IL LIBRO DI MORMON
John L. Hilton
Provo, Utah: Maxwell InstituteThe views expressed in this article are the views of the author and do not necessarily represent the position of the Maxwell Institute, Brigham Young University, or The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints.
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Capitolo 64: L’USO DELLE PAROLE E IL LIBRO DI MORMON

Helaman 3:13 "Ed ora, sono stati tenuti molti annali sulle vicende di quest popolo, da molte di queste persone."

Il Libro di Mormon dichiara espressamente che i suoi diversi testi e documenti erano scritti da divese persone. I moderni compiuter hanno dato vita ad una nuova sceinza che analizza lo schema delle parole in documenti la cui autenticitá è dubbia. Tramite l’analisi dell’uso delle parole, è ora possibile con un elevato grado di certezza dire quale autore sospetto non ha scritto una detreminata parola.1 L’uso delle parole si basa sul fatto per qualche ragione sorprendente che ogni autore che è stato studato subconsciamente usa sesantacinque schemi indefinibili, che comprendono parole come "e", "il", "del" e "che", a una rata statistica significativamente differente dagli altri.

Per gli ultimi sette anni un gruppo di ricercatori sono stati al lavoro per retificare le tecniche di questo "stilometro." I rapporti di questi lavori recenti hanno migliorato i metodi per contare e comparare l’uso delle parole in diversi testi. Il problema principale incontrato nei primi tentativi sembra essere risolto. Criteri distinti emergono da 325 esami di prova su testi dove l’autore è sconosciuto (292 esami confrontano lavori di differnti autori; 33 confrontano paragrafi di testo dello stesso autore). In tutti i casi, gruppi di cinquemila parole di testo sono usati. Tra i lavori sudiati c’erano testi di Samuel Johnson, Mark Twain, Oliver Cowdery, Solomon Spaulding, e frammenti di olografie di Joseph Smith e scritti dettati(vedere la figura 1).

Furono anche esaminate diverse traduzione Inglesi di testi Tedeschi. Queste opere erano scritte da divesi autori Tedeschi, ma erano tutti tradotti dallo stesso traduttore Inglese. La misurazione dell’uso delle parole ha mostrato che ogni lavoro tradotto non solo era consistente in se stesso, ma anche facilmente separabile dagli altri, e anche dagli stessi scritti originali del traduttore Inglese. Questo dimostra che almeno in questo caso, l’unicitá dell’uso delle parole dell’autore originale era sopravvissuta alla traduzione.

Tra i risultati di quest studi sono le seguenti:

1. Testi scritti da un autore tipicamente differiscono gli uni dagli altri rispetto ad almeno uno, due o tre degli sesantacinque usi delle parole esaminabili.

2. Nessuno dei due testi scritti da uno stesso autore differiscono gli uni dagli altri per piú di sei esami.

3. Testi scritti da diversi autori di solito presentano sei, sette o piú differenze o contrasti. La presenza di sette o piú contrasti è stato trovato che è il pordotto di un alto grado di sendibilitá nel determinare quale esemplare è stato scritto da un diverso autore.

4. In sei esami

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